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Viaggio a Copenhagen PDF Stampa E-mail

Copenhagen, 19 giugno 2008


c’è una tale libido intorno alle Denominazioni Comunali che non tiene fermo più nessuno.
Di certo il suo ideologo, Luigi Veronelli, non ne sarebbe così lieto –come alcuni potrebbero essere tentati a pensare- poiché quel suo straordinario strumento viene oggi cavalcato anche da chi, dopo avere raccolto e succhiato con cupidigia informazioni e conoscenze, si spacciano per difensori –se non autori- di quella sua idea primigenia. Tra loro, ominicchi mediocri giornalai di provincia.
Sarà che quando c’era Gino proprio questi personaggi –spiccano coloro che, perfetti ipocriti, o sepolcri imbiancati, come sarebbe più corretto definirli- gli giravano alla larga, sarà perché hanno inteso le Denominazioni Comunali con i presìdi slofudiani in salsa nazionalpopolare; sta di fatto che per loro demerito assistiamo alla più funesta equiparazione tra autentici gioielli del saper fare tricolore e la triste paccottiglia postindustriale di stampo mercificatorio.
In questo il vuoto che ha lasciato Luigi Veronelli è ancora più profondo.
Torno domani da un viaggio inatteso e piacevole: la Scandinavia mi ha fatto riflettere ancora più quanto fosse (vabbè… sia) prezioso il lavoro per rendere degni di rispetto quei prodotti e quei lavori che l’industria sta spazzando via. Il messaggio viene anche dal profondo nord. Illuminante ad esempio l’incontro con Claus Meyer. Ha recuperato susine, mele e pere di varietà che si fanno sempre più rare, sull’isola Lilleø, due ore di barca dalla capitale. L’isola, 3 kmq con una larghezza di 600 metri, conta oggi 15 abitanti. Sono gli ultimi eredi di chi non ha accettato di trasferirsi verso più facili raccolti, più immediati guadagni. Sull’isola Lilleø da almeno sei generazioni si producono le migliori mele danesi; Claus Meyer ha creato insieme a questo manipolo di contadini-missionari una società che raccoglie e trasforma in succhi di frutta senza aggiunta di acqua o conservanti, e presto aceto. Lo Stato danese ha voluto farsi sentire vicino e, con una legge cosiddetta sull’innovazione, ha finanziato il 45% delle spese per l’acquisto di strumenti per spremere le mele e di botticelle –pensa un po’: provengono dall’Italia- dove l’aceto riposerà per almeno un anno prima di essere commercializzato. I succhi di mela e l’aceto hanno per un unico punto vendita, prestigioso: i Magasin nel centro di Copenhagen dove Claus possiede il Meyers Deli, un avamposto di buon cibo nordico che raccoglie altri esempi come quello dell’isola Lilleø. Per dare finalmente dignità al cibo del Nord, dice con orgoglio Claus.
E se questo concetto è arrivato fin quassù, è di nuovo l’occasione per riflettere sulla numericamente indescrivibile ricchezza di cibi e saper fare che da noi quasi ciascun Comune ha e che merita di dovere essere valorizzata. La Denominazione Comunale, lungi da processi mercificatori, è questo!

 
Riccardo Lagorio
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